Dei fratelli ebrei

Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui. (Gv 18,36)

 Ecco svelato, davanti a Pilato, perché gli ebrei non riconobbero il messia atteso nel figlio del falegname. La nuova Sinagoga è nello spirito, non secondo la carne: il suo avvento completo è demandato al futuro. Eppure non è detto che questa fosse l’unica strada che allora si potesse percorrere. In quei giorni stessi era difficile svellere l’intrico dei simboli: l’asino in sella al quale si compie l’ingresso in Gerusalemme è sì animale povero e umile, ma è anche la cavalcatura degli antichi re d’Israele nelle battaglie contro gli eserciti mesopotamici. All’ombra di questa ambiguità Chiesa e Sinagoga, sorelle, percorrono i secoli. Soltanto il ritorno in Gloria potrebbe dare nuova linfa ai rami dell’Ulivo, sigillare l’avvento della pienezza. Dagli ebrei viene la salvezza.
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