Ciò che è debole, fragile, è ciò che salva

LE VERITA’ CHE COSTRINGONO. L’immensa maggioranza degli uomini non crede alle verità della religione che professa. Già Platone affermava: «L’incredulità è propria dei molti». Essi hanno dunque bisogno che coloro che sono intorno professino le loro medesime verità (quelle verità alle quali essi ufficialmente credono) e che dicano la medesima cosa che dicono loro: questo solo li sostiene nella loro «fede»; soltanto dal loro ambiente essi traggono la forza delle proprie convinzioni. E meno queste verità sembrano loro convincenti, tanto più si sforzano perché nessuno le revochi in dubbio. E’ per questo che le persone più incredule sono in genere le più intolleranti. Se il criterio delle verità ordinarie, scientifiche, consiste nella possibilità che esse siano rese obbligatorie, c’è motivo di credere che le verità della fede siano vere nella misura in cui possano e sappiano far a meno del consenso degli uomini, nella misura in cui siano indifferenti al consenso e alle dimostrazioni. Eppure, le religioni positive non tengono in grande stima le verità di questo genere: le proteggono certo, perché non possono farne a meno, ma fanno affidamento su altre verità (quelle che costringono gli uomini) e si sforzano di porre sotto la protezione del principio di contraddizione anche le verità rivelate, affinché queste ultime non siano da meno delle verità ordinarie. Si sa che la protezione del principio di contraddizione sembrò insufficiente al cattolicesimo e che esso inventò l’inquisizione, senza la quale non avrebbe potuto compiere la propria opera storica. Esso si difese per mezzo dell’«intolleranza» e si fece persino un merito della propria intolleranza: non si rendeva conto che chi ha bisogno della protezione del principio di contraddizione o di quella dei carnefici e dei carcerieri, è fuori dalla verità divina, e che ciò che salva gli uomini è precisamente quello che, secondo il nostro modo di vedere, è debole, fragile, privo di qualsiasi protezione. Riconosciamo le verità della fede da quest’indizio: contrariamente alle verità della conoscenza, esse non sono né universali né necessarie e, di conseguenza, non hanno il potere di costringere gli uomini; sono date liberamente e sono liberamente accolte, nessuno le registra, non rendono conto a nessuno, non fanno paura a nessuno, né esse stesse hanno paura di nessuno.

Lev Šestov, Atene e Gerusalemme

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